Una allieva di Urban Arts ha recensito Una Sirena con la felpa

Pubblichiamo questa recensione, che ha colpito tutti quelli che l’hanno letta, considerando l’età della ragazza che l’ha scritta, Mariam, 16 anni, allieva di Urban Arts Academy. Vi dimostriamo che anche i ballerini sanno leggere, oltre le righe, scrivere e far commuovere

RECENSIONE LIBRO “UNA SIRENA CON LA FELPA”
-Mariam Nofiss

“Alla mia famiglia artistica,
ai miei ‘figli degli altri’.
Alla mia Urban Arts Crew, che difenderò sempre, comunque.”
Con queste parole, Valentina Julie Orlandi inizia a raccontare la sua storia, dedicando il libro ai suoi allievi, che hanno avuto, in diverse situazioni, un ruolo fondamentale nella sua vita.
Leggendo “Una sirena con la felpa”, mi è sembrato di accendere il mio lettore mp3, in riproduzione casuale. I numerosi capitoli corrispondono alle diverse canzoni. Sono tutte molto brevi, in modo tale da non essere annoiata dallo stesso ritmo: esso infatti, nel corso dell’ascolto (o della lettura, nel nostro caso), non è mai banale, anzi, è incalzante, e in qualche modo ti induce a non saltare le tracce. Ogni canzone ha una musicalità diversa. Le prime melodie sono tranquille, in modo tale che i ricordi dell’infanzia riaffiorino. Grazie alle note (le parole), si riesce a percepire l’amore che lega Julie alla sua mamma, e più in generale alla sua famiglia. La melodia leggera di una chitarra, che narra le vicende della sua tenera età, viene troncata da un colpo sordo. La morte si presenta per la prima volta nella vita di Julie, e purtroppo le porta via anche quella spensieratezza: per ore non ho più sentito la dolce melodia della chitarra, sostituita da un violino. Un doloroso lamento la accompagna per i successivi anni della sua vita, peripezia dopo peripezia, lotta dopo lotta, sia interna che contro il mondo. C’è però un suono, comune in tutte le canzoni: la batteria di sottofondo, che batte il ritmo del cuore. In certi brani è più lieve, ma man mano che la protagonista cresce e si stabilizza, il battito diventa sempre più forte. Questo suono, nella vita di Julie, rappresenta proprio la musica. Essa è il filo conduttore, che per trentatré anni è rimasto, forse, l’unico elemento di sicurezza che ha trovato durante tutto il corso della sua esistenza. Dal canto, alla danza, ha sviluppato sempre di più la sua passione in contemporanea con il suo essere. Io personalmente, da ballerina, quando sento una batteria incalzante, inizio a muovere la testa e il busto a ritmo di musica. Ho iniziato a fare ciò nel momento in cui Julie è entrata a far parte del D4, un gruppo di ragazzi che ha una sola cosa in comune: la cultura hip hop. Quei capitoli sono stati una magia: l’autrice è riuscita a farmi viaggiare nel tempo, e mi è sembrato di vivere quel periodo e quelle brevi avventure in prima persona. Nella canzone successiva è subentrato un nuovo strumento: il flauto. Con la sua melodia dolce e soave ha portato l’amore nella vita della protagonista, e così, lento e silenzioso com’è arrivato, dopo brani e brani, il suo suono è sfumato. Nel frattempo la musica era più allegra, e un po’ la canticchiavo: tutte noi ci innamoriamo come Julie, lei ha solo dato voce alle sensazioni comuni. E dopo è arrivato lui: il pianoforte. Così dolce, ma allo stesso tempo potente, penetrante, vivo, solenne… E con la sua comparsa, è arrivato anche il “principe azzurro”. E’ un amore che emoziona chiunque, che trasuda dalle parole dell’autrice e arriva dritto al cuore. Ma poi, quando la musica mi fa brillare gli occhi, ecco un altro colpo sordo. La morte si fa di nuovo largo tra la felicità di Julie, e con se porta una condanna: un testamento, che la legherà ad una persona e che le negherà la libertà. Questa musica straziante, però, ha avuto sempre quella batteria e quel pianoforte in sottofondo, e quindi non ho potuto smettere di ascoltare…
Ma ricapitoliamo…
Un violino di sottofondo che accenna una lieve malinconia, la batteria della musica, il pianoforte dell’amore e… vi ricordate quella chitarra dell’infanzia? Tutti questi strumenti, messi assieme, danno vita alla canzone finale, la più bella di tutta la playlist. Questa canzone rappresenta la Crew, che Julie, ormai diventata insegnante, ha creato. La sua famiglia artistica, della quale lei e il suo principe azzurro sono le ancore, i punti fissi. E così come lei ha trovato la sua roccia nella musica, molti dei suoi ragazzi la ritrovano in lei. E, finalmente, ci si può scatenare su questo ultimo brano.

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