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Beauty and the beast e la caduta nello stereotipo

Stamattina discutevo con un’amica su La bella e la bestia, attualmente tornato in auge grazie al remake cinematografico. Conveniva con me sul finale, ossia: non sarebbe stato molto più interessante se alla fine la bestia fosse rimasta tale esteriormente, mutando “solo” l’animo? Non sarebbe stato più educativo mostrare che si può amare qualcuno per il suo temperamento, per la sua crescita e maturità caratteriale, come quella che attua il protagonista, malgrado l’aspetto fisico, che poi, diventa comunque amabile, diverso, non più mostruoso. Perchè doverlo trasformare in biondo con occchi azzurri (tra l’altro un canone estetico che non amo particolarmente)? Perché poi non lasciar capire che gli errori commessi cambiano per sempre il decorso degli eventi. Si può rimediare, ma portano sempre a conseguenze incancellabili e quasto va insegnato ai giovani, in modo che vivano il processo dell’errore, non come un dramma, ma consapevolmente. Rimediare all’errore come atto necessario, processo di crescita personale, culturale, esperienziale, dove la cancellazione si sa essere impossibile nella realtà. Se una fiaba vuole essere pedagogicamente valida, non dovrebbe poi lasciar passare il messaggio che la donna si sacrifichi, si metta d’impegno a rieducare, a trovare il buono nell’uomo, accettandolo poi con le conseguenze dei suoi errori (e comunque anche qui si cade nel clichè che sia la donna a dover educare, far fatica, salvare, accettare, accogliere…), al fine che egli si trasformi in un canone estetico che la società riconosca amabile, che la società riconosca questo stesso come premio, tanto da cancellarne gli errori passati e vedendo in questo, per lei, una ricompensa. Vi è un momento molto bello nel finale del cartone animato: quando lei ricerca l’essere di cui si é innamorata negli occhi di questo sconosciuto biondo, riconoscendone poi l’identità. Quasi a far intendere che pure lei avrebbe preferito che lui restasse tale e quale a come l’aveva conosciuto. Qui potremmo aprire un dibattito sul cambiamento fisico di chi amiamo, ma chiudiamo dicendo che forse, con quello scambio di sguardi, la Disney si rifà per il clichè in cui è caduta, dicendoci che possiamo amare una persona, anche se il suo aspetto fisico dovesse mutare, perché amiamo lei/lui come essere globale. E volendone forzare un po’ il messaggio, capire che per Belle, come per altre donne, non è la bellezza stereotipata ad essere importante.

Primo Premio sezione modern

Il 18 febbraio 2017, Beatrice ed Amar hanno concorso per la nostra scuola alle finali del Gran Fiume Dance Contest, ricevendo il primo premio nella categoria modern.
La coreografia Worry è un pezzo di contaminazioni, costruita per la maggior parte dell’insegnante Ilenia Gaetani, con degli interventi dell’insegnante Valentina Julie Orlandi e delle idee degli stessi ragazzi.
Potrete vederla sul nostro canale youtube, su Facebook e dal vivo il prossimo 12 marzo presso il Carnevale di Cordenons, in piazza della Vittoria.

Coordinazione

Ieri sera, al corso di aggiornamento del Coni, il professore ci parlava di come la tecnica consista nel far sviluppare e perfezionare la coordinazione dei movimenti specifici della disciplina che stiamo insegnando, in concomitanza di variabili contestuali. Questa cosa non è vera solo per lo sport, infatti lui parlava anche dell’abilità di un calzolaio che svolge il suo lavoro con precisione. Personalmente ho pensato quanto la coordinazione motoria sia fondamentale nel canto e quanto sia difficile impararla, in quanto nella danza e negli sport possiamo completare la cinestesia con la vista, ma nel canto devi completarla con il riconoscimento uditivo della natura della provenienza del suono. Voi direte:”Ma viene dalla bocca, no?”, ma non è così semplice. Un buon suono aperto deve risuonare in alcune parti del corpo, petto, piuttosto che faringe alta, o testa, coordinando le stesse con la spinta diaframmatica gestita dagli addominali e le posizioni di testa, bocca, collo, palato, lingua, epiglottide. E queste ultime tre non le puoi vedere agilmente, puoi cantare con uno specchio davanti, ma per muoverle devi imparare ad immaginarle e sentirle sia fisicamente, sia come suonano acusticamente (il suono varia molto la sua natura a seconda di come esse sono disposte). Coordinazione. Alla fine tutto ciò che funziona, funziona grazie a questo concetto, tutt’altro che scontato.
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Che fame, ma per cosa poi?!

Oggi a pranzo avevo una fame paurosa. Con sollievo, quando ho finito il mio piatto di ravioli agli spinaci, ho pensato che potevo mangiare qualcosa ancora, perchè non sto a dieta. Alla mente gli anni della mia giovinezza ed adolescenza.
Quanta fame ho avuto negli anni in cui ballavo! Per cosa poi? Non sono esile, ma non ho nemmeno un peso medio preoccupante. È reale che se si debba ballare sulle punte sia meglio non appesantirsi, per non gravare su articolazioni ed alluci. Ma è tanto reale anche che non sia indispensabile ballare sulle punte, si può fare senza e che tra essere sovrappeso e sottopeso, ci sia la via di mezzo.
Un’altra cosa che vi assicuro è che quando pesavo 46 kg avevo molta meno forza ed elevazione nei salti rispetto a quando ne pesavo 54 e chi mi dirigeva giá storceva il naso.
Ragazzi non ne vale la pena. Ammalarsi di anoressia o di bulimia per accontentare i canoni di qualcun altro non è utile a nessuno. Una ballerina fuori di testa non è determinata, ma malata. Ha la faccia, la pelle, gli occhi, non espressivi, ma brutti. Non permettete che vi lavino il cervello e se insistono, cambiate posto.
Scegliamo cosa mangiare, aumentiamo le verdure, il pesce, magari non mangiamo dolci nel pomeriggio, ma mangiamo. E togliamoci quella voglia di un cucchiaio di crema al cioccolato, prima che diventi un tabù, o un’ossessione, che poi in sala lo si brucia comunque.

Colpo di sonno in classe…mentre svolgevo gli esercizi. Sì, è accaduto!

Ebbene ieri mi è venuto un colpo di sonno mentre la collega spiegava gli esercizi che stavo svolgendo anche io, assieme al resto della classe di allievi.
Mi ero alzata alle 5:30 ed erano le 20:00, fatto sta che ad un certo punto ho sentito:”la Vale è rimasta lì”. Durante l’allungamento della schiena, in posizione ranicchiata a terra, la mia testa ha preso a vagare…fino a sognare (credo solo per qualche secondo)!
Il colmo è che poi ho tentato di riposare svolgendo gli esercizi. Infatti, richiamata dall’allieva al mio fianco, che stava facendo l’esercizio che tutti avremmo dovuto fare, ma io mi stavo perdendo, perchè addormentata, ridendo ho raggiunto la posizione supina come il resto del gruppo, che stava svolgendo l’allenamento per gli addominali e non chiedetemi come il mio cervello pretendesse ciò, ma ero talmente stanca, che ho chiuso gli occhi mentre salivo e scendevo, tentando pure di rilassarmi e respirando a fondo…credo sia il primo esperimento di riposo mentre si svolge attività fisica di tonificazione: sono una contraddizione vivente! Ridiamo, che è meglio!