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Ascoltiamoli, non sono per niente male.

Siamo abituati, purtroppo, a cronache d’atti di bullismo da parte di adolescenti cerebro-bloccati, che non paghi dell’atto in sè, si filmano e condividono. Questo ci fa inorridere, spaventare, indignare e a volte generalizzare.
Lavoro con gli adolescenti e convengo che a volte possano essere incauti, anche maleducati o leggeri, per ansia di vivere a “100 all’ora”.
Ma non sono tutti delinquenti e cerebro-bloccati, anzi, speso mi trovo stupita davanti a certe loro sottigliezze. Alcuni di loro vengono spontaneamente a farmi da assistenti con le classi più giovani, gratuitamente, solo per imparare un mestiere…”solo”.
Durante queste lezioni dimostrano sí di aver appreso gli elementi che ho passato loro negli anni, ma anche di avere accortezza, occhio, sensibilità. A volte mi ritrovo a chiedere loro consiglio. Altre, a casa, quando ho un dubbio, o faccio qualcosa di buffo, mi domando cosa direbbero loro. Questi adolescenti esistono e sono una risorsa. Vorrei invitarvi a chiedere le loro opinioni, ad ascoltarli, seriamente. Avendo un modo più diretto di arrivare alle cose, senza le elucubrazioni mentali che si sviluppano dopo i 30 anni, possono veramente offrirci punti di vista e soluzioni semplificate. Questo è utile a noi e dà loro dignità, fiducia, che portano ad autostima ed equilibrio. Ascoltiamoli.

Aiutarli, tutti

Ci sono allievi che non hanno avuto la fortuna, se cosí vogliamo definirla, di essere esposti alla musica fin da piccoli e quindi spesso hanno un senso ritmico e melodico che è leggermente carente rispetto a quelli che nella musica sono sempre stati immersi, che hanno avuto passioni chiare fin da piccoli. Questi allievi sono le nostre sfide, sono quelli che ci guardano con gli occhi pieni di fiducia e di attesa, attesa d’imparare, voglia di fare. Con dignità si approcciano agli esercizi che diamo loro e ascoltano con attenzione tutti i nostri consigli, impegnandosi e facendoci domande. Loro ci fanno sentire molto responsabili, ci mettono la loro speranza in mano, come un pulcino da accudire e far crescere e noi dobbiamo mettercela tutta, premiare la loro dignità e voglia di fare, non dandoli per scontati, ingegnandoci per aiutarli a raggiungere sempre, ad ogni lezione, un piccolo obiettivo, una nuova competenza.
Questo è uno dei sensi profondi del mio lavoro. Anche se parliamo di danza e di canto e non di grammatica, inglese o matematica, perché l’educazione e la percezione di sé passa anche attraverso le discipline motorio-artistiche ed anzi, proprio attraverso queste spesso si consolida, o purtroppo, può venir messa in crisi. Io sono qui per aiutarli a consolidarla.

Sentirsi stupida e vulnerabile

Oggi, mentre preparavo una base per un allievo di canto e cercavo informazioni sul brano su Internet, mi appare questa finestra che mi proponeva di partecipare ad un concorso di Google…l’ho guardata per diversi secondi, chiedendomi se fosse una truffa. Poi ho deciso di provare, di non essere la solita residente del nord-est diffidente. Clicco sull’informativa che mi spiega che si tratta di una società del centro Italia che raccoglie dati a fini di marketing. “Va ben” penso. Inserisco i miei dati anagrafici, barro un’area d’interesse, dopo aver risposto a tre domande su Google.
Mi viene chiesto il numero di cellulare e la via. Inserisco quelli della scuola, in un residuo di scetticismo pensando:”Metto quelli di dominio pubblico, tanto sono già noti”. Poi mi arriva un sms. Nell’sms mi viene chiesto di cliccare su un link, ma il telefono mi avvisa prontamente che si tratta di un modulo sospetto, cosí mi rifiuto e decido di chiedere consiglio a mio marito.
Quando glielo dico mi becco la sgridata. “Ma non ho cliccato sul link!” Mi difendo. “Non ho fornito password o dati privati” “Possono sempre rubarti l’identità!”. Panico. Cancello l’sms di questa presunta società di marketing. Vado su Google e cerco: è una truffa. Leggo. Pare che se non hai cliccato sul link e fornito passwords e dati iban ecc…non possano farti nulla. A chi ha cliccato sul link è successo che per navigare su Google ora si aprono mille finestre pop up. Mio marito va a far lezione e io ci devo andare di lí a venti minuti. Chiamo la polizia postale. Dopo mille squilli, mi risponde un ufficiale che mi dice in sostanza la stessa cosa, ma anche che ormai in rete non ci si può salvare, se vogliono entrano ovunque e “se non è lei signora a fornire loro i dati in bocca, è meglio”. Comunque anche secondo lui, con quei quattro dati non fanno granchè, ho fatto bene a cancellare il messaggio. Mi saluta. Mi sento un’idiota. Dottoressa Orlandi, laureata, plurispecializzata, bla, bla, bla… Idiota. Mi sale la nausea. Devo andare a scuola. Come ho fatto ad essere cosí cretina? Mi dico che è perchè avevo mal di testa, perchè non volevo fare la solita friulana di mente chiusa…per tutta l’ora di lezione, mentre sto al pianoforte e riesco comunque ad aiutare il mio allievo, il pensiero di quell’sms è lí, latente. Mi sento come quegli anziani che vengono raggirati. Stupida, derisa da questi delinquenti che si nascondono dietro i computer e aspettano l’ennesima brombola. La docente preparata…ho studiato una vita eppure, di fronte ad una banalità, la possibilità di essere estratta ad un concorso e vincere un iphone, mi sono comportata come un’ingenua. Spero non mi clonino l’identità, come ha simpaticamente suggerito mio marito. Intanto scrivo, ammettendo la mia ingenuità umana al mondo e aspetto di vedere che succede.

Evento presentazione della riedizione del libro “Una sirena con la felpa”

Il 7 settembre 2016, presso il chiostro della biblioteca civica di Pordenone, ore 20:30, all’interno della presentazione del libro “Una sirena con la felpa” (dove è narrata la nascita di Urban Arts Academy), potrete assistere a performances di danza e canto dei ragazzi di Urban Arts Academy. Si parlerá di danza, di canto, di cultura hip hop, com’era ieri, come è diventata oggi, e di contaminazioni. Modera la serata la socialmedia manager Angela Biancat.Slider-2