Beauty and the beast e la caduta nello stereotipo

Stamattina discutevo con un’amica su La bella e la bestia, attualmente tornato in auge grazie al remake cinematografico. Conveniva con me sul finale, ossia: non sarebbe stato molto più interessante se alla fine la bestia fosse rimasta tale esteriormente, mutando “solo” l’animo? Non sarebbe stato più educativo mostrare che si può amare qualcuno per il suo temperamento, per la sua crescita e maturità caratteriale, come quella che attua il protagonista, malgrado l’aspetto fisico, che poi, diventa comunque amabile, diverso, non più mostruoso. Perchè doverlo trasformare in biondo con occchi azzurri (tra l’altro un canone estetico che non amo particolarmente)? Perché poi non lasciar capire che gli errori commessi cambiano per sempre il decorso degli eventi. Si può rimediare, ma portano sempre a conseguenze incancellabili e quasto va insegnato ai giovani, in modo che vivano il processo dell’errore, non come un dramma, ma consapevolmente. Rimediare all’errore come atto necessario, processo di crescita personale, culturale, esperienziale, dove la cancellazione si sa essere impossibile nella realtà. Se una fiaba vuole essere pedagogicamente valida, non dovrebbe poi lasciar passare il messaggio che la donna si sacrifichi, si metta d’impegno a rieducare, a trovare il buono nell’uomo, accettandolo poi con le conseguenze dei suoi errori (e comunque anche qui si cade nel clichè che sia la donna a dover educare, far fatica, salvare, accettare, accogliere…), al fine che egli si trasformi in un canone estetico che la società riconosca amabile, che la società riconosca questo stesso come premio, tanto da cancellarne gli errori passati e vedendo in questo, per lei, una ricompensa. Vi è un momento molto bello nel finale del cartone animato: quando lei ricerca l’essere di cui si é innamorata negli occhi di questo sconosciuto biondo, riconoscendone poi l’identità. Quasi a far intendere che pure lei avrebbe preferito che lui restasse tale e quale a come l’aveva conosciuto. Qui potremmo aprire un dibattito sul cambiamento fisico di chi amiamo, ma chiudiamo dicendo che forse, con quello scambio di sguardi, la Disney si rifà per il clichè in cui è caduta, dicendoci che possiamo amare una persona, anche se il suo aspetto fisico dovesse mutare, perché amiamo lei/lui come essere globale. E volendone forzare un po’ il messaggio, capire che per Belle, come per altre donne, non è la bellezza stereotipata ad essere importante.

Aiutarli, tutti

Ci sono allievi che non hanno avuto la fortuna, se cosí vogliamo definirla, di essere esposti alla musica fin da piccoli e quindi spesso hanno un senso ritmico e melodico che è leggermente carente rispetto a quelli che nella musica sono sempre stati immersi, che hanno avuto passioni chiare fin da piccoli. Questi allievi sono le nostre sfide, sono quelli che ci guardano con gli occhi pieni di fiducia e di attesa, attesa d’imparare, voglia di fare. Con dignità si approcciano agli esercizi che diamo loro e ascoltano con attenzione tutti i nostri consigli, impegnandosi e facendoci domande. Loro ci fanno sentire molto responsabili, ci mettono la loro speranza in mano, come un pulcino da accudire e far crescere e noi dobbiamo mettercela tutta, premiare la loro dignità e voglia di fare, non dandoli per scontati, ingegnandoci per aiutarli a raggiungere sempre, ad ogni lezione, un piccolo obiettivo, una nuova competenza.
Questo è uno dei sensi profondi del mio lavoro. Anche se parliamo di danza e di canto e non di grammatica, inglese o matematica, perché l’educazione e la percezione di sé passa anche attraverso le discipline motorio-artistiche ed anzi, proprio attraverso queste spesso si consolida, o purtroppo, può venir messa in crisi. Io sono qui per aiutarli a consolidarla.